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09/09/2011

Lettera al movimento sportivo del presidente Pasquale Barone: L'"Oscar" alla vera integrazione...

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Il sogno di tutto il movimento paralimpico nazionale e regionale, sta cominciando a diventare realtà. E la realtà ha un nome ed un cognome: Oscar Pistorius.

In qualità di Presidente del Comitato Paralimpico del Lazio, sono onorato di poter assistere a ciò che per tutti noi è il concretizzarsi del progettoche da sempre, insieme a tutte le istituzioni a noi vicine, abbiamo sempre sostenuto con tutte le nostre forze: vedere un giorno i diversamente abili avere le stesse possibilità dei normodotati, gareggiando alle stesse condizioni e con le stesse regole.

Oscar Pistorius, può essere perfettamente considerato il simbolo della realizzazione di questo progetto, il primo segno dell'affermazione di questo nostro movimento così come di tutti gli sportivi diversamente abili. al di là del risultato nei 400 m disputati al Campionato del Mondo di Atletica Leggera a Daegu dal grande campione, la reale e ancora più grande vittoria è stata l'ammissione di questo straordinario atleta fra i normodotati; un' ammissione, che rappresenta una svolta epocale e che inoltre può essere deinita una picconata nei confronti di quelle barriere che si sono sempre frapposte nel tempo fra "sport dei normali" e diversamente abili.

Pistorius, atleta sudafricano, cresciuto sportivamente in Toscana, è amputato bilaterale fin dal'età di 11 mesi per una grave malformazione genetica agli arti inferiori ed ha costruito la sua carriera sportiva grazie all'ausilio di due protesi in fibra di carbonio denominate "cheetah" ("ghepardo" in inglese). Gambe Hi-tech, che gli hanno regalato la possibilità di crescere giocando con i suoi parietà da bambino e di praticare discipline da lui tanto amate come il rugny, la pallanuoto e il tennis. Grandi, sono state anche le soddisfazioni per lui e per tutti noi sostenitori dello sport paralimpico nella corsa, come il bronzo nei 100 e l'oro nei 200 m alle Paralimpiadi di Atene 2004 a soli 17 anni e i tre ori nei 100, 200 e 400 m a Pechino 2008. Grandi gioie, ma al contempo diverse amarezze ricevute dalla burocrazia sportiva, che gli aveva negato, sempre in CIna 3 anni fa, di gareggiare coi normodotati perchè proprio queste sue "gambe artificiali" erano considerate apportatrici di un vantaggio meccanico dimostrabile di oltre il 30% rispetto ai "normali".

Impedimenti che non hanno mai fatto perdere d'animo l'atleta sudafricano, che ha incarnato lo spirito di tutti noi, correndo, lottando, arrivando a diventare recordman del mondo per amputati su tutte e tre le distanze su cui corre: 10.91 sui 100, 21.58 sui 200 e 45.61 sui 400; e acendo valere i suoi diritti, riuscendoci attraverso tutte le strade percorribili. Già in occasione del Golden Gala allo Stadio Olimpico di Roma nel 2007, era stato possibile compiere il primo passo da gigante verso il completosuperamento di tutte le barriere, con la sua partecipazione fra i normodotati e la conseguente seconda posizione conquistata nei 400 m; ai mondiali 2011, adesso, la conferma che guardare oltre si può; un esempio, questo, di come l'integrazione per la partecipazionead importanti manifestazioni sportive sia già sotto gli occhi di tutti. Una quasi certezza, di come tutti i limiti di noi esseri umani, atleti e non, normodotati o disabili, possono essere spinti più in là, grazie alla forza di volontà dei singoli ed allo sforzo comune di tutte le istituzioni che realmente credono in questo sport; perchè, così come la stessa mamma di Oscar, nel vedere il figlio diventare una leggenda sostiene: "Perdente non è chi arriva ultimo, ma chi resta a guardare".